Quale Utòpia per le arti della scena? - News dall'UTOPIA - Consorzio Utopia

L'utopia del futuro
costruisce il presente
Ilya Prigogine
Vai ai contenuti

Menu principale:

Quale Utòpia per le arti della scena?

Consorzio Utopia
Pubblicato da in Prossimi eventi ·


L’associazione Consorzio Utòpia è il frutto di un incontro tra diverse associazioni culturali, avvenuto qualche anno fa, che condividendo una serie di indirizzi culturali, artistici ed organizzativi, hanno deciso di creare un organismo composito ed eterogeneo, che potesse avere maggiore incisività e spazio d’azione nel panorama nazionale, partendo dalla città di  Napoli, in cui opera attivamente tutta la compagine di professionisti, in esso coinvolta, nei settori del teatro, della musica, della danza, nonché nell’azione concreta in campo sociale e una attenzione imprenditoriale nel settore del turismo culturale.
 
Con sede legale in Portici e con rappresentante legale Roberta De Pasquale si è costituita nel 2011 tra 9 associazioni attive nel territorio campano, tutte con comprovata storicità: Altrosguardo di Antonio Cossia, Altamarea di Tina Femiano, Akerusia Danza di Elena d’Aguanno, Experimenta di Riccardo De Luca, Itinerarte di Rosario Liguoro, Associazione Dramadonna di Maria Cinzia Mirabella, Antego di Francesca Rondinella, Uroburo Teatro di Daniela Mancini, Tourbillon Teatro di Andrea De Goyzueta.
 
Il Consorzio, proseguendo il lavoro nella direzione già intrapresa in questi anni, in merito alla presentazione di progetti, eventi, manifestazioni attraverso l’azione in rete tra i vari e diversi componenti, anche esterni, del suddetto organismo, propone in questa occasione una manifestazione dalla durata di tre giorni, aperta al pubblico, per presentarsi pubblicamente e confrontarsi sul tema dell’autoproduzione, organizzazione, realizzazione di proposte culturali sostenute dalla ricerca di nuove e possibili modalità, in risposta alla crisi e all’indifferenza nei confronti della cultura in genere nel nostro paese.
 
 
IL PROGETTO
 
 
Alla base della nostra idea di evento, c’è la volontà ferma e decisa di creare un proficuo incontro tra artisti dello spettacolo dal vivo, cittadinanza, studenti e docenti. Da una parte quindi, gli Attori, i Danzatori, i Musicisti, dall’altra gli studenti ed i docenti quali artisti figurativi, nelle figure di Scenografi, Costumisti, Truccatori, Grafici, Disegnatori luci.  
 
Il progetto prevede una scansione temporale, aperta da una giornata di presentazione, già svoltasi il 15 dicembre mattina ed un evento-manifestazione di 3 giorni , che avrà luogo il 19, 20 e 21 Marzo 2013 al Teatro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.
 
Nella prima giornata, del 19 dicembre, gli studenti hanno partecipato attivamente in forma di uditori, con piena facoltà di intervenire nell’ambito dello scambio di interrogativi, riflessioni ed eventuali suggestioni per la manifestazione futura, per darsi appuntamento alla “tre giorni” di Marzo.
 
Nella seconda parte si svilupperanno giornate di orientamento sul futuro lavorativo, nell’ambito dello spettacolo, specie nella forma di creazione, di impresa non-profit e di auto-produzione e di coinvolgimento degli studenti, in un’attività di interazione con gli artisti professionisti, sia con esperienze formative laboratoriali, che con partecipazione degli studenti stessi, coordinati dai propri docenti, alle performance artistiche presentate dal Consorzio, ciascuno con le proprie attitudini professionali seguendo il tema dell’Utopia e della Migrazione.
 
 
In questa seconda fase si alterneranno quindi: laboratori, incontri a tema sull’autoproduzione, con interventi di esperti, rappresentanti delle varie istituzioni interessate e spettacoli di Utòpia con l’ausilio degli studenti, oltre a spettacoli di ospiti esterni vicini al Consorzio.
 
 
Una manifestazione culturale sul tema dell’autoproduzione.
 
 
Illustriamo di seguito le motivazioni della proposta.
 
C’è una presa di coscienza collettiva, che induce ad una sfiducia nei confronti del sistema attuale di produzione e distribuzione, nonché di organizzazione nell’ambito del circuito delle arti della scena.
 
I complicati processi che hanno portato a ciò, sono elementi fondamentali da comprendere e da chiarire, per lasciare spazio a nuove possibilità ed al riequilibrio di quelle esistenti, in modo da apportare un contributo positivo per la rinascita e la ripresa del mercato culturale.
 
Alcune forme adottate in questi anni, spaziano tra la ricerca di fondi incentrata sul supporto di realtà economiche più solide, alla richiesta di contributi da parte di affezionati fruitori ed utilizzatori del prodotto finale.
 
Ci sono esperienze di realizzazione, in cui gli spettatori, comprando in anticipo il biglietto di uno spettacolo o attraverso la libera e personale offerta in denaro hanno sostenuto e concesso la possibilità a progetti teatrali e cinematografici di essere realizzati.
 
Imparare ad affrontare l’incertezza è uno dei primi requisiti necessari per un lavoratore nel campo delle arti, oggi più che mai, questo principio è volano per nuove avventure, che hanno comunque in sé il dato imprevedibile del fallimento, ma anche il motivo di grande orgoglio legato alla riuscita dell’azione intrapresa.
 
La volontà e l’ostinazione, la dedizione e il sacrificio, non sempre sono garanzie di buona riuscita.
 
Ma è immaginabile un mondo in cui non ci sia più traccia di azione artistica qualunque sia il contesto in cui è generata: teatro, cinema, musica, danza?
 
L’incontro, la verifica, l’analisi critica, aiutano a trovare la strada, evitando le illusioni insite e imposte dai dogmi, dalle dottrine, dalle intolleranze.
 
La realtà va interrogata e vissuta tenendo costantemente  presente l’incertezza, da indagare e attraversare con i propri mezzi e spesso in complicità con chi ci circonda:
 
“L’uomo fa l’uomo, fa se stesso e l’altro uomo… e la materia del lavoro umano e l’uomo quale soggetto sono tanto il risultato che il punto di partenza del movimento… come la società stessa produce l’uomo in quanto uomo, così essa è prodotta da lui.” (Carlo Marx –Manoscritti - 1844)
 
 
Partendo da questa affermazione di Marx, si potrebbe definire la volontà del Consorzio, di costruirsi un proprio percorso teso a disvelare trame e possibilità ulteriori per uscire da uno stato di depressione economica, psicologica, sensibile, che schiaccia e appiattisce sempre di più i lavoratori, le piccole imprese, il mondo intero del lavoro delle arti della scena.
 
 
Usando la propria forza lavoro come dote cospicua e di qualità, il Consorzio Utòpia cerca di tenere fede al proprio statuto, mettendo a servizio della pluralità dei soggetti coinvolti, la propria elevata professionalità, in virtù del quale si apre all’esterno in cerca di esperienze, condivisioni, analisi, attraverso la proposta di un evento dalla durata di tre giorni, aperto al pubblico, in cui attraverso incontri, dibattiti, conferenze, interviste, performance di teatro, danza, musica, ed uno spettacolo finale, si presenta e si apre al territorio come realtà nascente ed operante in una visione ottimistica e positivistica, proprio nel senso etimologico, di ciò che è reale, concreto, sperimentale, in contrapposizione a ciò che è astratto e senza fondamento.  
 
 
Non appena l'uomo si libera dalle forze oscure e superiori, l'idea di una vita migliore abbandona le lontane frontiere del passato e del futuro e viene direttamente a collocarsi nel presente.
 
Sta tutta qui la differenza tra paradisi terrestri e celesti, tra mondi ideali e immaginari e lo stato, il paese, il luogo Utòpia.
 
Il concetto di utopia non fa che rendere concreto e plastico l'antichissimo e diffuso anelito a una vita migliore.
 
Il sentimento dell'utopia precede l'utopia.
 
L'utopia è la forma tangibile e umana del paradiso.
 
L'utopia non si ferma alla teoria, ma tenta la pratica.
 
Il paese della vita migliore è Utòpia, ossia in nessun luogo.
 
Utòpia, non è ciò che non si realizzerà mai, ma è ciò che ancora non è stato realizzato.
 
Un umanesimo in cui l'uomo assume il potere di se stesso, edifica una "Città dell'Uomo", in cui attraverso una ritrovata dignità, una libertà totale di pensare con il proprio cervello, edifica, si fabbrica da sé il paradiso, senza aiuto soprannaturale.
 
Realizza la felicità dell'età dell'oro, in un umanesimo come forma di felicità terrena, un benessere diffuso, che non lascia nessuno estraneo all'idea di sentirsi arbitro di se stesso.
 
Utòpia come creazione di uomini pratici, uomini che guardano al presente, uomini che adorano nel presente il proprio nume, possente al di là di ogni cosa.
 
Utòpia non è creazione di Utopisti.
 
 
L'obbiettivo prefissato, è di dar vita in questo modo, ad un'esperienza compiuta in cui il luogo dell’Utòpia realizzata, denominato Amàuroto, la città nascosta, la "zona", per citare il bellissimo film di Andrej Tarkovskij, in cui gli artisti, gli operatori, gli organizzatori, muovendosi come guide, - stalker - appunto, suggeriranno ed offriranno al pubblico un percorso di arte, cultura e conoscenza, con la ferma intenzione di lanciare un ponte verso il futuro.
 
 
In tale contesto, si proporrà di fondare una istituzione che resti a disposizione delle generazioni successive, come luogo di trasmissione dei saperi e delle esperienze artistiche per il futuro.
 
Un futuro, in cui avvenga e si realizzi uno scambio di conoscenze, una trasmissione ed acquisizione di memoria, un arricchimento, che diventi bagaglio formativo per le arti della scena, della comunicazione, della cultura in generale, che raccolga in sé, giovani e meno giovani di qualsiasi estrazione e formazione a partire dai saperi acquisiti nella frequentazione dell’Accademia, senza differenza di classe sociale, di razza o religione, uniti nell'unica passione, nell'unica forma di realizzazione umana: il teatro, che partendo da molto lontano nella storia, arriverà di sicuro ancora più lontano:
 
"Un tempo in cui ancora alcuni uomini si recheranno ad osservare altri uomini che piangono, ridono, amano, che avranno la capacità di re-citare sentimenti mai assopiti e dimenticati".
 
Un'arte, un'attività umana, che nessuna limitazione ed alcuna  problematicità del contesto sociale, politico, potranno fermare, nella sua realtà di attività "necessaria".
 
 
Considerate la vostra semenza:
 
fatti non foste a viver come bruti,
 
ma per seguir virtute e canoscenza".
 
 
Li miei compagni fec’io sì aguti,
 
con questa orazion picciola, al cammino,
 
che a pena poscia li avrei ritenuti;
 
 
e volta nostra poppa nel mattino,
 
de’ remi facemmo ali al folle volo,
 
sempre acquistando dal lato mancino.
 
 
[Inferno canto XXVI - Dante Alighieri]
 


Bookmark and Share

Nessun commento


Consorzio UTòPIA
Via Zumbini, 22 Portici NA
Privacy Policy
Torna ai contenuti | Torna al menu